Cannicchio

Un centro abitato denominato “Canniculum” e citato per la prima volta in una pergamena dell’anno 994: il toponimo probabilmente deriva dal latino e significa “luogo ove abbondano le canne”.
Il villaggio rivestì una certa importanza fin dagli inizi del XIII sec., in quanto nelle sue pertinenze ricadevano gli approdi di San Primo e di Acciaroli, ove i Normanni avevano istituito una dogana attigua al piccolo approdo. Quando nel 1186 i Sanseverino concedettero San Primo alla badia di Cava, l’approdo di Acciaroli rimase di capitale importanza per la baronia e perciò venne anche munito di una torre di difesa: è la stessa che Federico II fece poi restaurare nel 1233, quando era detta “torre di Cannicchio” e che verso la fine del 500 era denominata “torre Nuova”.
Oltre che per la sua vastità, il feudo di Cannicchio era importante perché aveva il controllo del litorale del Cilento di allora (dalla Licosa alla punta del Fico) e il commercio locale via mare aveva il suo punto di riferimento alla dogana di Acciaroli, che ricadeva nelle pertinenze dirette dal feudatario di Cannicchio, il quale la “affittava” ad un suo fido. Fino alla metà del XVI sec., Cannicchio fece parte dell’Università del Cilento, ma dopo la caduta dei Sanseverino (1552), divenne Università autonoma, conservando come stemma le tre torri che simboleggiavano le classi sociali dei nobili, clero e piccoli proprietari, e che si vedono ancora oggi dipinte nella chiesa parrocchiale, alla sommità dell’arco che sovrasta il presbiterio.
Con l’eversione della feudalità nel 1806 e la conseguente abolizione delle Università ed istituzione dei “comuni”, Cannicchio fu aggregato al comune di Pollica.

La chiesa parrocchiale, dedicata a San Martino di Tours, secondo un’antica tradizione, fu fondata da tre vescovi scampati ad una tempesta di mare; essi, approdati sul litorale di Acciaroli, furono ospitati dai signori di Cannicchio. Nel 1580 l’Università la ricostruì dotandola delle due navate laterali, della cupola e del campanile, aspetto che nel suo insieme conserva ancora oggi. Oltre ad alcune statue coeve, vi si conservano opere dei pittori: Matteo Cilento, Giovanni Russo e Angelo Maria La Greca.

Le due cappelle del paese, l’una intitolata a San Rocco, l’altra alla Madonna del Soccorso, di recente ristrutturata, sono molto antiche e costituiscono ancora oggi un punto di riferimento della religiosità popolare. La prima sorge a sud del paese e fu edificata dopo la peste del 1508 nel luogo in cui secondo la tradizione, il contagio del 1656 miracolosamente si era arrestato, risparmiando in tal modo gli abitanti di Cannicchio. L’altra cappella sorge a nord del paese ed è denominata “Maria SS. del Soccorso”. Nel XVIII sec. era di patronato dell’Università e nella secondo metà dell’Ottocento apparteneva alla confraternita omonima. La tradizione popolare riferisce che venne edificata sul luogo ove apparve la Madonna in aiuto di una giovinetta insidiata dal Diavolo.

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